SCHEDA PROGETTO
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| BOLIVIA
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Codice C.T.M.
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| Il frutto più ambito
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| Il cacao è una pianta tropicale, originaria della regione dell’Alto Orinoco (Venezuela), molto sensibile agli eventi atmosferici e dal rendimento molto discontinuo. Il suo habitat ideale è compreso tra il 20° parallelo nord e il 20° sud di latitudine, ma ciò non è sufficiente a garantire un buon raccolto. La pianta necessita infatti di terreni profondi, ricchi di humus e ben drenati; basse altitudini (non superiori ai 300 metri sul livello del mare); temperature comprese fra i 24° ed i 28° C con limitate escursioni termiche; continue e copiose precipitazioni; alta e praticamente costante umidità relativa. Inoltre deve essere protetta dai venti e dall’esposizione diretta alla luce solare.
La pianta del cacao, i cui frutti sono come piccoli meloni, ma di forma più allungata e di colore variabile (dal giallo, al rosso, al marrone), raggiunge una altezza di 4 - 5 metri. Ciò nonostante è un albero da sottobosco: le foreste pluviali sono ben più maestose di quanto si possa immaginare, e la stratificazione arborea è tale che gli alberi più alti superano i 60 metri. Ogni frutto contiene da 20 a 40 semi ovali, simili alle mandorle, immersi in una polpa biancastra: sono proprio questi semi l’oggetto del commercio internazionale
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| La forza dell’organizzazione
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| Il cacao è una coltivazione introdotta in Bolivia in tempi relativamente recenti, ed è possibile praticarla, per condizioni climatiche e del suolo, solo nell’area amazzonica del paese, a nord-est di La Paz. Una delle principali zone di produzione è l’Alto Beni, regione subtropicale situata a 250 chilometri dalla capitale, in cui il governo ha realizzato progetti di colonizzazione di grandi proporzioni durante gli anni ’50 e ’60. In seguito il settore pubblico si è progressivamente ritirato, ma è proseguita una vigorosa migrazione spontanea, accentuatasi dopo il 1985, in seguito alla grave crisi che ha colpito il settore minerario nazionale, concentrato essenzialmente nella regione andina.
La latitanza delle istituzioni pubbliche ha però agevolato la costituzione di cooperative che si sono fatte carico delle necessità tecniche ed organizzative dei coloni: El Ceibo è proprio una di queste. Nata nel 1977 dall’unione di 18 cooperative di base in rappresentanza di 350 soci, ha sede a Sapecho, e il suo nome deriva da quello di un albero tropicale ritenuto immortale. Nei suoi quasi vent’anni di vita, la cooperativa El Ceibo è cresciuta: ormai aggrega 37 gruppi di base per un totale di circa 850 soci. I delegati delle cooperative di base costituiscono l’assemblea generale di El Ceibo, che si riunisce tre volte l’anno. Questo organismo nomina il consiglio di amministrazione e l’organo di controllo della cooperativa. Le cariche sociali ed alcuni incarichi amministrativi sono a rotazione, ma questo elevato turnover, se da un lato è garanzia di democrazia, per altri aspetti limita la specializzazione e la professionalità necessarie per gestire in modo efficiente una struttura sempre più complessa.
Inizialmente l’attività era limitata alla commercializzazione del cacao a La Paz, per rompere la dipendenza che vincola i produttori ai rescatiri (commercianti proprietari di mezzi di trasporto, che possono fissare il prezzo del raccolto in modo del tutto arbitrario), e alla vendita all’ingrosso di generi di consumo primari. Secondo alcuni, fu proprio il carattere poco ambizioso delle attività iniziali a garantire la sopravvivenza della cooperativa.
Successivamente le attività di El Ceibo si sono ampliate e diversificate. Oggi funzionano tre strutture per la prima lavorazione dei semi; uno stabilimento vicino a La Paz (rimodernato e potenziato di recente) per la produzione di polvere e burro di cacao e di cioccolata; un settore per la formazione (coltivazione biologica, innesto di nuove varietà di cacao ad alta produttività, ma anche promozione di colture alternative: riso, agrumi, banane, ed altra frutta); la vendita diretta dei nuovi prodotti agricoli. Infine, il cuore di tutte queste attività: il servizio di autotrasporto, assicurato da sette camion, sulla rotta Alto Beni - La Paz. Per gestire tutto questo El Ceibo impiega più di cento dipendenti, che percepiscono un salario uguale per tutti.
Questi risultati sono stati possibili anche grazie all’impegno di varie Organizzazioni non governative europee (tra cui l’Acra di Milano) ed alla rete del commercio equo e solidale che, acquistando cacao in grani, polvere e burro di cacao a prezzi superiori a quelli di mercato, contribuisce allo sviluppo di El Ceibo.
La coltivazione del cacao esige una gran quantità di mano d’opera, ma non richiede un investimento iniziale particolarmente elevato, e può essere praticata con successo anche in piccole piantagioni e senza l’ausilio di macchine agricole: questa fu la principale ragione che spinse i coloni dell’Alto Beni a scegliere questa coltura, rispetto ad esempio alla canna da zucchero. Oggi si producono in questa zona circa 800 tonnellate di cacao in grani in un anno, pari a quasi il 25% dell’intera produzione boliviana. I due terzi del cacao dell’Alto Beni vengono acquistati da El Ceibo (più o meno il 16% della produzione nazionale) ad un prezzo superiore alle normali quotazioni. Il rimanente si ricava da terreni che non partecipano al consorzio, e viene acquistato dai grossisti, ma la posizione di relativa egemonia di El Ceibo nella commercializzazione del cacao dell’Alto Beni ha comunque permesso anche ai non soci di ottenere prezzi superiori alla media.
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| La lavorazione: dalla pianta al pacchetto
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| Una volta giunti a maturazione, i frutti sono staccati dai rami e aperti con un machete per estrarre i semi e la polpa, quindi i soci dei gruppi di base li vendono alle rispettive cooperative, che rivenderanno a El Ceibo. Ma i semi di cacao non sono ancora pronti per essere immessi sul mercato: prima vengono fatti fermentare e poi essiccare nelle strutture per la prima lavorazione. Solo a questo punto vengono insaccati e trasportati nello stabilimento di El Alto, vicino La Paz. Qui vengono lavorate circa 120 tonnellate di cacao (ma l’impianto ha una capacità di 200 tonnellate annue) con una produzione di polvere e burro di cacao (più o meno 45 tonnellate ciascuno). La quantità residua viene commercializzata senza altre trasformazioni.
Il processo per la produzione della polvere e del burro di cacao non è particolarmente complicato, ma richiede numerosi passaggi: mondatura (eliminazione dei corpi estranei); tostatura; decorticazione (eliminazione della buccia); macinazione dei semi (si ottiene la pasta di cacao) e compressione che permette la separazione del burro di cacao. La pasta di cacao rimasta (pannello di cacao) va poi sminuzzata e polverizzata ottenendo così il cacao in polvere, che impacchettato nelle confezioni da 250 grammi, viene venduto in parte sul mercato interno, ma soprattutto esportato grazie alla rete del commercio equo e solidale.
Il circuito del commercio equo acquista da El Ceibo non solo cacao in polvere (40 tonnellate), ma anche burro (20 tonnellate) e cacao in grani (60 tonnellate), questi ultimi destinati alla produzione del cioccolato “Mascao”, che avviene in Svizzera, per un totale di circa il 25% del totale del cacao in grani commercializzato, ed a prezzi decisamente superiori a quelli di mercato. Ciò consente ad El Ceibo di guardare con meno angoscia alle forti fluttuazioni dei prezzi che caratterizzano il mercato internazionale del cacao (uno dei più instabili in assoluto) e di pianificare le attività future con minori incertezze. Altri clienti della cooperativa sono imprese di trasformazione boliviane, cilene e tedesche, estranee al commercio equo e solidale, che acquistano i vari prodotti ai prezzi di mercato. I prodotti di El Ceibo destinati all’esportazione sono spediti al porto cileno di Arica.
È importante che la rete di commercio equo e solidale sia disposta a pagare prezzi molto superiori a quelli internazionali, altrimenti sarebbe impossibile per El Ceibo continuare a comprare tutto il cacao ad un prezzo superiore a quello dei grossisti. La cooperativa infatti, con il sovrapprezzo ottenuto dai soli prodotti venduti al circuito del commercio equo, riesce a pagare un buon prezzo a tutti i coltivatori che le vendono il cacao.
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